Terra Felice

Immaginate come ci si possa sentire arrivando sulla cima di una collina dove ad accoglierci c’è un’insegna che dice “Terra Felice”.
È così che è iniziata la mia visita a questa cantina situata nei Colli Euganei, più precisamente ad Arquà Petrarca, su un territorio di quasi 11 ettari vitati a Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Pinot Nero, Merlot e Chardonnay.
Mi accoglie Elena, la figlia, che mi racconta l’origine di questo nome così suggestivo: “il nome è stato dedicato da mio padre al nonno che si chiamava appunto Felice ed è al contempo un augurio affinché questo luogo sia una terra felice”.
Siamo a fine estate, all’ora del tramonto, e, sotto degli antichi ulivi sono già state preparate le tavole per la cena.
A questo punto entra in scena il padre Graziano, decano della famiglia, uomo dal carattere decisamente forte e dall’animo profondo che sin da subito mi intrattiene con una piacevole conversazione.
Durante la cena assaggio il loro rosato “Monte Ricco” di Pinot Nero, che fa 2 ore di fermentazione sulle bucce. Scopro così un vino con un bel corpo e dei profumi eleganti, che mi conferma ancora una volta il valore di un rosato ben fatto.
Mentre la cena prosegue deliziata da un’acuta conversazione, vengo introdotta ad uno dei loro bianchi, il “Sereno”. Lo assaggio e… me ne innamoro! È un vino con base chardonnay e pinot bianco, complesso sia nei profumi evoluti che nel sapore.
Scopro poi che per scelta aziendale non verrà più prodotto così ma diventerà uno chardonnay in purezza che, assaggiato, è un vino fresco di pronta beva molto piacevole.
I cavalli importanti di Terra Felice sono l “Altavia” e il “Pianoro”.
Il primo è un merlot in purezza veramente straordinario, lavorato con una fermentazione in acciaio per quindici giorni per poi passare ad un affinamento in tonneau di rovere per ventiquattro mesi.
Il Pianoro, che prende il nome dall’omonima località, è un bordolese di carattere e potenza che necessita di un lungo affinamento in legno e la cui resa per ettaro è di settanta quintali, perciò molto bassa.
Assaggio infine anche il cabernet 2015, composto di metà Frank è di metà Salvino, anche questo con un lungo affinamento di ventiquattro mesi.
Ma proprio quando penso di avere assaggiato tutto, ecco che arriva l’ultimo nato: un rosato di pinot nero rifermentato in bottiglia “garrulo”.  Vista la mia sorpresa Graziano mi dice: “volevo stuzzicare un po’ la tua curiosità” e mi parla di un altro loro esperimento, sulla falsariga di un vino raccontato da un abate del 1400. Cosa sarà? Lo scopriremo prossimamente!
Il nostro Paese è ricco di realtà di cui essere orgogliosi e Terra Felice ne è un bellissimo esempio, ma è soprattutto l’esempio di come dalla passione e dal rispetto per il territorio possano nascere risultati come questi, veri e puri, senza compromessi, così come lo è il credo di Graziano e dei suoi due figli.

A presto,
Letizia

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